La bravissima Marina Confalone, che aveva ascoltato all’epoca Leopardi musicato da me, ha voluto dare una sua personalissima interpretazione del “Canto Notturno del Pastore Errante“,  inserendola in un suo spettacolo dal titolo “Fesseria ‘e Cafè”, messo in scena pochi anni fa: di quella interpretazione ho fortunatamente il video e voglio farne omaggio e tutti gli estimatori della grande Marina Confalone.

Nel 1976 mi feci coinvolgere anch’io dal “neapolitan sound”: Pino Daniele aveva da poco pubblicato “’Na Tazzulella ‘e cafè”, la Nuova Compagnia di Canto Popolare proponeva al Festival di Spoleto “La Gatta Cenerentola” e vari gruppi napoletani ( uno per tutti “Il Giardino dei Semplici”), si cimentavano con le nuove sonorità degli anni ’70.

Fu proprio allora che, trovandomi a Milano per tutt’altro lavoro, conobbi Antonio Cocchia, scomparso di recente, poeta e giornalista della Mondadori, che mi trascinò in una nuova e entusiasmante esperienza musicale: Antonio aveva scritto dei testi che parlavo di una Napoli contemporaneamente antica e modernissima, riuscendo con i suoi versi a dipingere dei veri e propri acquerelli incuneati nelle problematiche della città.

In un paio di mesi di strettissima collaborazione nacquero delle ballate metropolitane e leggermente rokkettare come “Laureato disorganizzato”, che colpì la sensibilità di Lietta Tornabuoni.

I discografici milanesi, dopo un iniziale entusiasmo, mostrarono scarsa sensibilità sul progetto complessivo e le nostre belle canzoni si persero nei meandri dei labirinti amministrativi – burocratici, per finire nei nostri cassetti.

Per tutto quello che vi ho raccontato, come autore non sono stato troppo fortunato, per cui decisi di ritornare alla mia fida chitarra per approfondirne lo studio.

Ho sempre amato la musica brasiliana, in particolare quella di Jobim,  ma non mi sono mai illuso troppo sul fatto che potessi esserne un valido interprete, pur avendo grande dimestichezza con lo strumento:
mi serviva un maestro, ma mooolto più bravo di me, che mi accompagnasse per mano nell’approfondimento della bossa nova.

Nel 1996 ebbi la fortuna di conoscere personalmente il maestro Gianni Palazzo e, con l’umiltà che è sempre indispensabile se si vuole migliorare (in tutti i campi), gli chiesi di farmi lezioni di chitarra brasiliana.
Devo confessare che dopo alcuni anni di studio approfondito con lui mi sono reso conto che ho imparato di più in quegli anni che non in tutta la mia vita chitarristica.

Grazie a Gianni Palazzo da alcuni anni suono esclusivamente musica brasiliana, ho costituito un gruppo con musicisti che amano Jobim con la mia stessa intensità e, a parte qualche rara esibizione in cui mi sono cimentato con la canzone classica napoletana, il mio mondo musicale resta quello brasiliano, sempre in buona compagnia del mio gruppo FALANDO de BOSSA.

Biografia

Anni '60

Anni '70